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Europa divisa sulla fecondazione |
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Nell'Unione sono in vigore regole diverse per la procreazione assistita.
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Uno degli effetti perversi della legge 40 sulla procreazione assistita è, secondo i suoi detrattori, quello di aver favorito il cosiddetto "turismo riproduttivo", l'esodo delle coppie italiane verso Paesi la cui normativa in materia di fecondazione assistita è più permissiva. Mete di questi viaggi della speranza sono innanzitutto in Belgio e in Gran Bretagna ma anche la cattolicissima Spagna offre i vantaggi di una regolamentazione estremamente liberale. Paese che vai, legge che trovi L'Europa della provetta è, in effetti, tutt'altro che unita. Differenze di contenuto e di finalità caratterizzano le legislazioni in materia di procreazione assistita nei vari Paesi europei. La legge britannica, per esempio, regola l'assistenza medica alla procreazione e nello stesso tempo definisce le condizioni della ricerca sull'embrione; la legge tedesca, invece, è di natura essenzialmente penale e si pone come obiettivo la protezione dell'embrione, che essa assimila a una persona. Le leggi francesi si caratterizzano come leggi bioetiche. In Belgio la procreazione assistita non è regolamentata in quanto tale ma retta da codici di condotta all'interno della comunità medica e da alcune norme procedurali. Alcune delle legislazioni in vigore, inoltre, risalgono a più di dieci anni fa mentre altre, è il caso della Francia, sono state attualizzate recentemente dopo un lungo iter parlamentare. Germania: la protezione dell'embrione innanzitutto La regolamentazione più restrittiva tra i nostri vicini del Nord è sicuramente quella tedesca. In Germania la Embryonenschutzgesetz (legge per la protezione dell'embrione) risale al 1990. Essa enuncia una serie di divieti assortiti di sanzioni penali ed è integrata dalle direttive dell'ordine federale dei medici. L'accesso alla procreazione assistita è possibile solo a coppie eterosessuali sposate o conviventi, la fecondazione eterologa è ammessa solo eccezionalmente. Non è possibile trasferire più di tre embrioni per ciclo, ne è vietata la conservazione (se non in casi limite) e vi è il divieto assoluto di ogni diagnosi preimpianto e della ricerca sull'embrione. Proprio per le sue caratteristiche restrittive, la legge del 1990 è attualmente oggetto di molte critiche da parte degli specialisti. In particolare si fa notare che l'obbligo di trasferire tutti gli embrioni prodotti (fino ad un massimo di tre) unito al divieto di diagnosi preimpianto conduce a una bassa resa dei cicli, all'aumento del loro numero e, soprattutto, a un'elevata percentuale di gravidanze gemellari. Nel 2003 circa il 40% delle gravidanze indotte con i metodi della fecondazione assistita in Germania sono state gemellari. Ancora nel 2001 una commissione d'inchiesta del Parlamento tedesco si è pronunciata contro l'autorizzazione della diagnostica preimpianto. Nel 2003, invece, il Consiglio Etico ha votato in maggioranza a favore di una sua introduzione limitata a casi di pazienti a rischio. Belgio: vuoto legislativo e golden embryo Nel vicino Belgio, invece, la mancanza di una regolamentazione specifica permette una larga autonomia ai centri per la procreazione assistita. L'assenza di divieti legali consente l'accesso ai metodi di fecondazione artificiale a tutte le categorie: coppie sposate e non, eterosessuali e omosessuali, donne celibi, nonché la pratica della inseminazione eterologa, della crioconservazione e della diagnosi preimpianto. Nel maggio 2003 una legge ha legalmente consentito la sperimentazione sugli embrioni in soprannumero stabilendo per˜ il divieto della clonazione riproduttiva. I medici belgi hanno recentemente adottato una autoregolamentazione in base alla quale si impegnano a non trasferire più di un embrione per ciclo di fecondazione in vitro, congelando gli altri per i tentativi successivi. Si tratta della tecnica del "golden embryo", selezionato per le sue caratteristiche vitali grazie agli esami di laboratorio. Questa tecnica permette di aumentare le chances di successo e di limitare le gravidanze gemellari. Francia: diagnosi preimpianto e ricerca sull'embrione In Francia l'adozione delle leggi sulla bioetica nel luglio 2004 si è avuta dopo un iter parlamentare particolarmente travagliato. Si tratta in effetti della revisione e dell'aggiornamento di una serie di leggi del 1994 già prevista nel 1999. Due i punti forti della nuova legge. Innanzitutto l'allargamento delle possibilità di diagnosi preimpianto, prevista inizialmente solo per i casi di gravi patologie ereditarie ed estesa dalle nuove norme al cosiddetto "bebè du double espoir",alla possibilità, cioè, di ricorrere alla DPI per scegliere gli embrioni non solo indenni da una malattia genetica ma anche compatibili con un eventuale fratello malato che potrà essere quindi salvato grazie al neonato. Vi è poi l'autorizzazione a titolo eccezionale per cinque anni della ricerca sugli embrioni in soprannumero, a determinate condizioni. Restano rigorosamente escluse la clonazione, sia riproduttiva che terapeutica, e la inseminazione post-mortem. La legislazione d'oltralpe prevede la conservazione degli embrioni e la possibilità, per le coppie, di decidere autonomamente se destinare quelli in soprannumero alla ricerca, donarli a coppie sterili o distruggerli. Fin dal primo momento il legislatore ha evitato di dare un qualsiasi status giuridico all'embrione, per non rischiare di rimettere in causa la legge sull'interruzione volontaria della gravidanza. Gran Bretagna: autorizzata la clonazione terapeutica In Gran Bretagna la materia della procreazione assistita è regolamentata dall'Human Fertilisation and Embryology Act del 1990 modificato nel 1992 e dal codice di deontologia della Human Fertilisation and Embryology Autority che è l'organo incaricato di vegliare sul rispetto della legge. La via inglese si basa sulla personificazione differenziata dell'embrione e il riconoscimento dell'esistenza di uno stadio di pre-embrione corrispondente ai primi 14 giorni dell'embriogenesi. In questo stadio è autorizzata la ricerca sugli embrioni con degli obiettivi rigidamente definiti. Per l'accesso ai metodi di procreazione assistita viene preso in considerazione innanzitutto il benessere del nascituro, per cui nessuna categoria di donne è esclusa a priori. La diagnosi preimpianto è autorizzata per l'individuazione di gravi anomalie genetiche, così come è permessa l'inseminazione post-mortem e il cosiddetto "utero in affitto". Sola tra le regolamentazioni europee, la legge inglese prevede la clonazione a fini terapeutici. Come è evidente lo spirito della regolamentazioni europee corrisponde allo stato del dibattito in corso nei vari paesi riguardo ai problemi etici posti dagli straordinari progressi della ricerca nel campo della medicina riproduttiva. Le soluzioni adottate sono sempre il frutto del compromesso tra le varie forze in campo. Dappertutto la riflessione bioetica ha spesso messo l'accento piuttosto sui rischi che sui benefici della ricerca nell'intento di evitare derive considerate pericolose. Ciononostante il panorama europeo appare più variegato che mai, a dimostrazione del fatto che il dibattito è ancora molto aperto. |
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(22 novembre 2004) |
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