Nascere secondo legge

Il Parlamento italiano approva la legge che disciplina la procreazione medicalmente assistita. Critici ampi settori della comunità scientifica per le restrizioni alla ricerca.

 

 

di Davide Patitucci

 

 

E' nata. Lo scorso febbraio la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva la legge sulla fecondazione medicalmente assistita.

Traguardo importante per l'Italia che, allineandosi alle principali democrazie europee, si dota per la prima volta di regole certe per disciplinare il concepimento in provetta.

Un parto travagliato. Frutto di estenuanti mediazioni tra parlamentari dei diversi schieramenti, che non ha mancato di sollevare proteste all'interno della comunità scientifica.

In Italia sono circa 50mila le coppie che ogni anno ricorrono alla fecondazione artificiale e 7mila i bambini "nati in provetta". Due le tecniche più utilizzate: la tradizionale Fivet (Fertilizzazione in vitro e trasferimento degli embrioni) e la più moderna Icsi (Iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo).


Microiniezione dello spermatozoo nella cellula uovo

Fecondazione poco assistita?

Cosa prevede la legge?
Il trattamento è riservato a coppie infertili sposate o conviventi stabili. Ma il medico, prima di ricorrere alla fecondazione, è tenuto a intraprendere altre strade per curarne la sterilità.

Il testo licenziato dal Parlamento limita a tre il numero massimo di embrioni generati in provetta. Ognuno di essi dovrà essere trasferito nell'utero materno. Non è consentita, difatti, la crioconservazione (congelamento in azoto liquido a -196°C). Con una sola eccezione: qualora la madre, per motivi di salute, fosse impossibilitata a effettuare l'impianto nel giorno fissato.

E' vietata ogni forma di manipolazione. Anche sugli embrioni sovrannumerari, circa 25mila, già prodotti prima dell'entrata in vigore della legge.

Sul loro destino deciderà il Ministero della salute.

Non è altresì possibile effettuare diagnosi preimpianto, in genere mirate a individuare gli embrioni con anomalie genetiche.

Vietata inoltre la fecondazione eterologa, ossia la donazione di gameti. Per le coppie prive di cellule germinali utilizzabili è prevista "l'adozione" di embrioni congelati che vengano disconosciuti.

Se la ricerca si smarrisce

Diversi sono, quindi, i vincoli posti dal legislatore, dai quali sono nate molte critiche di natura etica e scientifica. Gli specialisti della provetta lamentano soprattutto l'impossibilità, con la nuova legge, di effettuare ricerca di base sulle cosiddette staminali embrionali, la nuova frontiera della medicina moderna.

Si tratta di cellule molto versatili, capaci potenzialmente di dare origine a qualsiasi tessuto corporeo. In grado, ad esempio, qualora opportunamente indirizzate, di riparare un tessuto cardiaco danneggiato da infarto. O ripristinare alcune funzionalità cerebrali perdute in seguito a patologie neurodegenerative.

Secondo uno studio pubblicato nelle scorse settimane sulla prestigiosa rivista Science, ricercatori americani avrebbero ottenuto staminali embrionali ricorrendo alla clonazione di cellule umane. Una tecnica che prevede la produzione di embrioni ai primi stadi di sviluppo senza fecondazione tra gameti.

E' opinione diffusa, in seno alla comunità scientifica italiana, che la sperimentazione sugli embrioni congelati renderebbe vano quest'approccio, che tante polemiche suscita per le sue implicazioni bioetiche.

Nei prossimi mesi sapremo se il Ministero della salute sarà stato dello stesso avviso.

Link consigliati:

Associazione centri privati di fecondazione assistita

Informazioni per coppie sterili

Science magazine

Parlamento italiano

 

(23 marzo 2004)

 

Vai agli altri articoli sulla procreazione assistita